AHAH evento pubblico
"Mi dispongo a cercare presenze leggiadre che sappiano sostare in uno spazio ed in una durata con la propria fisionomia biologica e politica.
Ciò che si depositerà nel progetto tra una passeggiata e l'altra, sarà un dare presenza alla postura di un gruppo e dei suoi immaginari".
Il percorso si sviluppa così in una serie di incontri laboratoriali per una durata di almeno 10 giorni, intorno alla costruzione di un evento performativo pubblico.
Luogo di azione di questa ricerca sarà la città stessa.
AHAH
è l'espressione di un attitudine che diventando 'forma' sollecita modelli di sociabilità.
Gli spettatori saranno invitati uno alla volta a percorrere un tragitto, a fare una passeggiata per la città, accompagnati da degli aiutanti o delle guide, o semplicemente delle persone con cui parlare. Alla fine di questo camminare, la performance sarà avvenuta, come una traccia impressa reciprocamente, nella durata di un incontro.
Più che una performance è la produzione di un 'gesto' che si innesta in uno spazio condiviso, la città, ma che opera soprattutto sulla qualità del 'tempo' di una realtà condivisa.
L'immaginazione lavora per attuare un' esperienza sul come percepiamo la 'nozione comune', ma soprattutto sul modo in cui ne facciamo parte, attuando un dispositivo di 'presenza' che si situa tra la realtà ed il simbolico.
Utopia/esperienza.
Ciò che si genera è una specie di processo termodinamico, un fenomeno di condensazione di energie, di retoriche podistiche che orienta la questione del 'tempo condiviso' verso la produzione di cambiamenti qualitativi e dunque bio-politici.
Un lavoro può creare, attraverso i suoi metodi di produzione estetici, un raggruppamento momentaneo di osservatori partecipanti, che contribuiscono direttamente allo svolgersi dell'azione con i loro corpi, la loro storia ed il loro comportamento e questo incontro può dar luogo ad un arco di tempo condivisibile, ad un 'estetica della grazia.
Ciò che è in gioco nell'essere in comune è politica, è camminare per la strada, bere un caffè al bar, fare la spesa o essere in uno scompartimento di treno.
Un tempo volubile e fluttuante che ci riposiziona nella realtà e nella sua percezione?
Forse l'estetica della grazia va considerata come qualità percettiva del mondo e dunque l'atto quotidiano può e deve essere atto estetico, 'postura politica' che non riveste, ma assume forma, attitudine, introversione, conversazione e desiderio.
su "chi è il performer" in tutto questo?...credo che sia chi partecipa.