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Cristina Kristal Rizzo

La Sagra della Primavera Paura e Delirio a Las Vegas




Concept, Coreografia, Elaborazione sonora Cristina Kristal Rizzo con Cristina Kristal Rizzo Musica Igor Fedorovic Stravinskij nella registrazione eseguita da The Cleveland Orchestra diretta da P. Boulez (1992) Disegno luci Carlo Cerri Direzione Tecnica Giulia Pastore Produzione CAB 008 Con il sostegno di Regione Toscana e MiBACT Residenze Summer Residencies Bruxelles, Teatro Era Pontedera, I Macelli Certaldo, Aterballetto Collaborazione tecnica Terni Festival ANNO 2013 DURATA 40 min.

"Quando il movimento diventa delirio del corpo, ha sulla realtà lo stesso effetto distorsivo, la rende un immaginario malleabile, un territorio che non ha profondità ma solo superfici e che esiste solo nel tempo condiviso di 'un adesso'. The time of dance is now."

Nel centenario della Sagra della Primavera di Stravinskji, che nell'esecuzione di Nijinsky cambiò per sempre lo spirito della danza, si sceglie di approfondire e toccare l'aspetto immaginifico della famosa partitura musicale, grazie anche ad uno spiazzamento percettivo tra il visivo e il sonoro. La pièce, in forma di solo, si articola attraverso una sorprendente ed intensa coreografia che amplifica la congiunzione inattesa tra suono, estensioni dinamiche e oscillazioni del senso, sfidando così l'abituale suggestione passiva dello spettatore. La domanda è: di quale visione è fatto il suono che ascoltiamo, di quali suoni è costituita la nostra visione?

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Personalissima e sorprendente interpretazione di Cristina Rizzo della Sagra, ancora una cucitura fra la sua anima eversiva di artista a tutto tondo e di straordinaria danzatrice, tra le poche che sanno misurare e prendere le distanze dal tempo nefasto in cui viviamo. Con quella epidermide segnata dalla storia, dal punk, dal rock acido, la coreografa e danzatrice fiorentina affronta ancora un passaggio nel greto della cultura classica entro cui rivendicare un proprio afflato anarchico. Ed è lo spettacolo più estremo di questi ultimi dieci anni La Sagra della Primavera Paura e delirio a Las Vegas, un solipsistico rovello dopo la variazione creata per i giovani del Balletto di Toscana Junior di qualche tempo fa. Tornando a Stravinskji, dunque, e a un immaginario rituale e naturale, sinfonico ma con alcuni elmenti rumorali, la Rizzo lavora sulla solitudine di un corpo multiplo, una partitura che amplifica la sua fisicità roteante e livida, una perfetta congiunzione tra arie, estensioni e oscillazioni del senso che deviano il nostro sguardo. Sembra alludere ma invece quel cruccio sulla percezione che va indagando la Rizzo è rivelatore di una resa, un magnifico omaggio all'idea dell'opera come estrema ricomposizione. Dentro il suono – che noi spettatori filtriamo da cuffie consegnateci all'inizio dello spettacolo – l'orchestrazione di Stravinskji si mescola a chitarre hawaiane e a eventi della natura, il suo movimento alberga perfettamente anche laddove sembra opporsi alla sincronicità della partitura, fino al coupe de théatre finale, quando scorgiamo che anche lei ha ascoltato musica da auricolari, ma di tutt'altro segno sonoro, probabilmente pop rock, e che ci motiva nel chiederci di quale visione è fatto il suono, di quali suoni è costituita la nostra visione.
Paolo Ruffini - Quando Stravinskji è pop / HYSTRIO 3/2013

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